Fondazione Montanelli Bassi
 
15 agosto

Ricorrenze: Giuseppe Parini



Quello che poi è passato per il grande fustigatore dei costumi della società di allora, in quella società ci viveva benissimo e tutto quello che fece, lo fece per viverci ancora meglio

Indro Montanelli, Le passioni di Parini? Il gioco, le donne, la fama - La Stanza de Il Corriere della Sera, 24 settembre 1999.
 

Il 15 agosto del 1799 ci lasciava Giuseppe Parini, poeta e abate italiano. Membro dell'Accademia dei Trasformati, fu uno dei massimi esponenti dell'illuminismo e del neoclassicismo in Italia.

Montanelli lo descrisse in una delle sue Stanze, rispondendo a un giovane studente di Lettere, laureando appunto sul personaggio in questione e tratteggiandone un profilo non certo edificante ma sicuramente calzante.

"Io di Parini ho letto soltanto ciò che me ne fecero leggere al liceo. <<Il Giorno>> ovviamente considerato la sua 'summa'; e le <<Odi>> (La <<Tempesta>>, la <<Magistratutra>>, la <<Gratitudine>>, <<A Silvia>>) che mi fecero passare la voglia di leggerne ancora di più.(...) Diventò prete perchè sua zia lo aveva messo come condizione per farlo erede del suo patrimonietto. Ma si riconosceva (a bassa voce) <<repugnante alla teologia e al sacerdozio>>, e invece che alla cura d'anime si dedicò a quella della contessa Serbelloni che, sebbene nipote  del Papa Benedetto XIV, era donna di costumi a dir poco spregiudicati, e se lo prese a servizio, un servizio, pare da intendersi nel senso più lato. Niente di più scandaloso, intendiamoci: Parini era come quasi tutti gli altri preti del Settecento, miscredente e libertino. E infatti dalla Curia ricevette un sacco di benefici: cattedra universitaria, appartamento a Brera, la carrozza accudita da quattro servitori (lui ne aveva chiesti sei)."


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