Fondazione Montanelli Bassi
 
10 aprile

Buone notizie



«Perché ignorate le buone notizie?» Questa, per un giornalista, non è una domanda: è un incubo. […] Innanzi tutto perché una “notizia” è per definizione un evento insolito: drammatico (un incidente aereo) o assurdo (la politica italiana), significativo (l’elezione di Chirac) o gravido di conseguenze (la diffusione del computer) […] In Italia un governo che entra nel quinto anno è una notizia straordinaria; a Londra è una banalità. Se negli ultimi tempi, sui giornali italiani, è riaffiorato il “giornalismo della normalità” non dobbiamo quindi rallegrarci. Vuol dire che essere normali, in questo Paese, è diventato eroico (lo dirò sottovoce: è una tesi che sostengo da parecchio tempo). In una società libera il compito dei media non è “edificare la morale”; è informare, denunciare, stimolare, far riflettere, occasionalmente divertire. […] Ammetto anche che talvolta esageriamo: il sensazionalismo, e il gusto della polemica fine a se stessa, sono errori in cui cadiamo spesso. Le concedo anche questo: l’Italia è piena di eroi sconosciuti; non ci fossero loro, avremmo già chiuso baracca. Ma lei non mi chieda di trasformare i giornali nel libro Cuore. Oltretutto, io tifavo per Franti.

Corriere della Sera, La stanza di Montanelli, 28 gennaio 1996

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Indro Montanelli ritratto da Riccardo Tommasi Ferroni
(Fondazione Montanelli Bassi)






     

 
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