Il 15 aprile del 1944 veniva a mancare Giovanni Gentile, filosofo, pedagogista e politico (Castelvetrano 1875 - Firenze 1944).
Artefice, nel 1923, della riforma della pubblica istruzione nota come riforma Gentile, la sua filosofia è detta attualismo.
Ebbe una formazione liberale, fu quindi figura di spicco del fascismo. In seguito alla sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana, fu poi ucciso durante la seconda guerra mondiale da alcuni partigiani dei GAP.
“Il giorno in cui assassinarono Gentile, ero prigioniero in una caserma tedesca di Gallarate. E ricordo che la mia prima reazione fu non d’indignazione nè di pietà, ma di sgomento. <<Ma da che parte mi sono messo io?>> mi chiesi, e fu la prima volta – ma non l'ultima – che dubitai della scelta di campo che avevo fatta, e che mi aveva condotto fin lì. Avevo appena conosciuto Gentile, ma avevo saputo di lui parecchio perché me ne parlava spesso mio padre che, preside di Liceo, aveva collaborato con lui quando era ministro della Pubblica Istruzione al tempo della sua famosa riforma, l’ultima e forse l’unica che abbia veramente lasciato un segno sulla Scuola.”

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