INDRO MONTANELLI, Giordano Bruno, il ribelle che si ribellava a tutto – La Stanza di Montanelli Corriere della Sera, 5 febbraio 2000.
Il 17 febbraio del 1600 moriva Giordano Bruno, noto filosofo, scrittore e predicatore. Il suo complesso pensiero, sorto nell’ambito del naturalismo rinascimentale, attingeva a diverse discipline teoretiche e tradizioni filosofiche – materialismo antico, averroismo, copernicanesimo, lullismo, scotismo, neoplatonismo, ermetismo, mnemotecnica e assunti ebraico-cabalistici –, ed era improntato sull’idea dell’'infinito, inteso come un universo infinito e composto da infiniti mondi, realizzato da un Dio altrettanto infinito, da amare infinitamente.
Per le sue teorie, giudicate eretiche dal tribunale dell'Inquisizione dello Stato Pontificio, fu condannato e bruciato sul rogo a Roma il 17 febbraio 1600.
Montanelli ne parlò in alcuni articoli, principalmente nelle sue Stanze di cui riportiamo qui un estratto.
“La sua oratoria era simile alla prosa: gonfia di aggettivi e di immagini, aggressiva e violenta, specie contro la Chiesa: tanto che i Calvinisti di Ginevra, credendo che fosse dei loro, lo invitarono a tenere un corso. Ne approfittò per denunciare gli errori e gli strafalcioni teologici in cui essi cadevano, e ne fu contraccambiato con l’espulsione dalla città. Gli amici (qualcuno ne aveva) lo persuasero a rivestire il saio, e stranamente la Chiesa glielo concesse. Lui la ripagò facendosi propagandista del pensiero copernicano – rielaborato a modo suo – che la Chiesa condannava come eretico.”
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