24 febbraio

A proposito di Africa



[…] La politica africana dell’Occidente è lastricata di buone intenzioni; e sappiamo dove ci hanno portato. Anzi: dove hanno portato i poveri africani, che vivono in grottesche democrazie formali, e sono vittime di fame, malattie e guerre. Lei sa certamente che in Etiopia e in Eritrea, luoghi a me cari, l’attuale tregua è soltanto una corsa al riarmo dei poveracci. Altri morti, altre sofferenze, altra fame e altri esodi aspettano quei popoli. Se, tuttavia, vuole che reciti il “mea culpa” dell’Occidente, eccomi: sono pronto. So che tutti i Paesi, dall’America alla Francia all’Italia, hanno scelto satrapi locali, cercando di farseli amici: i risultati si sono visti in Ruanda e in Somalia.  So che molti occidentali hanno rubato (anche qui, con l’entusiastica collaborazione delle cosiddette élites locali). [..] Ho già detto, e ripeto, che l’apertura dei nostri mercati ai prodotti africani è il primo passo per dare respiro a quelle economie. Ma finché in Europa comandano i contadini francesi, questo non avverrà. Vede, non mi illudo. Non credo che l’Occidente sia buono e debba educare gli africani cattivi. Credo tuttavia che dietro le dichiarazioni buoniste di molti si nasconda un sostanziale disinteresse. […]

Corriere della Sera, La Stanza di Montanelli, 26/09/200

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Montanelli in Etiopia nel 1935


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