Salvador Allende

“… (…) Che si sia suicidato o che lo abbiano suicidato, mi sembra un particolare cronachistico di scarsa importanza. Ciò che conta è che egli sia rimasto vittima di un golpe militare assolutamente ripugnante a una coscienza democratica. Di Allende, sul piano politico, non avevo una grande opinione. Ora la ho. Suicida o assassinato, è un uomo che non si è arreso e che ha preferito il sacrificio della vita a quello delle sue idee — giuste o sbagliate che fossero — e della sua dignità. Sarò vecchio, ma io a questi valori morali ci credo.”

I. Montanelli, MONTANELLI RISPONDE, I democratici mascherati, Il Corriere della Sera, 24/09/1973

L’11 settembre del 1973 cessava di vivere Salvador Allende, politico cileno, Presidente del Cile dal novembre del 1970 al settembre del 1973, nonchè “prima personalità politica dichiaratamente marxista ad esser stata mai eletta democraticamente alla carica di Presidente d’un qualsiasi paese delle Americhe (e, secondo alcuni, addirittura del mondo)”

Fu un medico e politico socialista cileno. Dopo aver contribuito alla fondazione del Partito Socialista, ricoprì numerosi incarichi politici fino a diventare presidente nel 1970. Cercò di realizzare pacificamente una trasformazione socialista del Cile attraverso la“via cilena al socialismo”. Il suo governo fu però colpito da una grave crisi economica e politica, aggravata anche dall’intervento degli Stati Uniti. L’11 settembre 1973 fu rovesciato da un colpo di Stato guidato da Augusto Pinochet e morì durante l’attacco alla sede presidenziale. Dopo la sua morte, Pinochet instaurò una dittatura militare.

Montanelli ne scrisse in alcune occasioni, dopo aver riportato un estratto dalla rubrica ‘Montanelli risponde’, uscito proprio a ridosso della sua morte, facciamo seguito con una ‘Stanza’, uscita sul Corriere nel 1998 in cui Montanelli parlava di Allende e Pinochet.

“Allende (non ho mai conosciuto nemmeno lui) era di certo una persona onesta, rispettabile, e sinceramente democratica. Ma non c’è dubbio che a un certo punto si trovò nella stessa condizione in cui parecchi decenni prima si erano trovati i Largo Caballero, i Negrin e gli altri capi democratici della Spagna repubblicana: di ostaggi e prigionieri di una minoranza comunista che, grazie alla sua superiore organizzazione e decisione, stava riducendo la Spagna a un grande scannatoio: Calvo Sotelo e Primo de Rivera non li ho ammazzati io, e le «matanzas de frailes», le mattanze di frati, non erano un’invenzione della propaganda <<nera>> come constatai all’arrivo sul posto.

M’inchino ad Allende e alla sua dignitosa e coraggiosa morte.”

I. Montanelli,  M’inchino ad Allende ma capisco Pinochet. La Stanza di Montanelli, Corriere della Sera, 24/10/1998

© Copyright Eredi Montanelli