Romano Prodi

Non è un gladiatore. È un brav’uomo. A cui nessuno chiede di essere qualcosa di più.

INDRO MONTANELLI, Un premier d’acqua dolce. Il Corriere della Sera, 12 marzo 1997

Auguri di buon compleanno a Romano Prodi, nato il 9 agosto del 1939 a Scandiano (Reggio Emilia).

Prodi è stato Presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana per due volte (dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008) e una delle figure centrali della cosiddetta Seconda Repubblica.

Soprannominato il Professore per la carriera accademica, Romano Prodi è stato anche economista e docente all’Università di Bologna. Ha ricoperto importanti incarichi politici e istituzionali, tra cui presidente dell’IRI, presidente della Commissione europea e due volte presidente del Consiglio. Fondatore dell’Ulivo, ha poi partecipato alla nascita del Partito Democratico. In seguito ha svolto diversi incarichi internazionali per ONU e Unione Africana e ha collaborato come editorialista con Il Messaggero.

Montanelli lo ha citato in varie occasioni, qui riportiamo un estratto da un articolo uscito sul Corriere della Sera, scritto a seguito di una forte uscita di Prodi contro il Parlamento, la burocrazia e i giornalisti.

“(…) Ma che ancora una volta egli abbia ceduto alla tentazione di cavalcare il cavallo che meno si presta alla sua coscia, quello della demagogia, non c’è dubbio. Per fare della demagogia non basta scegliersi bersagli facili in quanto invisi alla gente quali sono il Parlamento, la burocrazia e i giornalisti (sì, anche i giornalisti, parola di giornalista). Ci vogliono anche una faccia, un piglio, un pugno delle corde vocali che Prodi non ha. Dal suo scranno di presidente del Consiglio, egli spesso (ma non sempre) sa dire, anche se piuttosto male, delle cose abbastanza sensate. Ma si tolga dalla testa di chiamare Montecitorio «un’aula sorda e grigia». Anche se Montecitorio nel comune sentire lo merita, sarebbero pernacchie.

(…) Di ragioni. Prodi ne ha. Il suo compito è arduo. Le difficoltà fra le quali si dibatte metterebbero a dura prova anche uno statista molto più consumato (e ci vuol poco) di lui. Lasci perdere le esternazioni, le polemiche, i bagni di folla e soprattutto la televisione: tutte cose alle quali non è tagliato.

Se ce ne contentiamo noi, perché non se ne contenta anche lui?”

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