Piero Gobetti

16 febbraio

In lui prevaleva l’ottimismo dell’azione; in me prevale il pessimismo della ragione. Più tardi ho sentito favoleggiare di una “rottura” fra noi, che non avvenne mai. Gobetti morì quasi tra le mie braccia. E se il liberalismo italiano fosse fatto di uomini come lui, sarei un liberale militante.”

INDRO MONTANELLI, Piero Gobetti: l’ottimismo dell’azione. La Stanza, Corriere della Sera, 21/02/1996

Il 16 febbraio del 1926 moriva Pietro Gobetti (1901-1926), giornalista, filosofo, editore, traduttore e antifascista. E’ considerato tra le figure politiche più importanti della storia politico-sociale degli anni ’20 del 1900; difatti, nonostante una vita alquanto breve, fu creatore e direttore delle riviste Energie Nove, La Rivoluzione liberale e Il Baretti, oltre a fondare l’omonima casa editrice,  fornendo così importanti contributi alla vita politica e culturale.

Il testo che abbiamo riportato nell’incipit compare in una Stanza di Montanelli che riporta un pensiero espresso però (ma in cui Indro si ritrovava pienamente) da Prezzolini. Indro infatti non fece in tempo a conoscere di persona Gobetti, anche causa della scomparsa precoce del giovane pensatore, ma ne affrontò i tratti distintivi, il pensiero e le riflessioni in più occasioni, citandolo talora anche in alcuni articoli e anche nella Storia d’Italia.

Concludiamo pertanto questa pagina con il resto di quanto espresso da Prezzolini e condiviso quindi da Montanelli:

Io e Gobetti eravamo perfettamente d’accordo su ciò che gli italiani dovevano fare per diventare un Paese veramente liberale. Il dissenso era questo: lui era convinto che gli italiani fossero capaci di farlo. Io, no. Il contrasto tra noi non fu mai idelogico, ma soltanto genetico. Lui era un piemontese, di formazione culturale franco-britannica: veniva da Tocqueville. Io sono toscano, e vengo da Guicciardini.”

INDRO MONTANELLI, Piero Gobetti: l’ottimismo dell’azione. La Stanza, Corriere della Sera, 21/02/1996

©Copyright Eredi Montanelli