Karl Marx

“Non ambiva a diventare il capo di un partito, o di una rivoluzione, o di un regime, e nemmeno il caposcuola di una dottrina filosofica, sebbene egli avesse, quando saliva in cattedra, la plumbea solennità di un professore tedesco. Ma da buon ebreo (un ebreo antisemita che anche sui suoi correligionari sputava giudizi quasi da nazista avanti lettera), la sua vera vocazione era quella del profeta.”

INDRO MONTANELLI, Ma ‘Il Capitale’ di Marx si cita, non si legge. La Stanza di Montanelli, Corriere della Sera, 21 giugno 1997.
 

Il 5 maggio del 1818 nasceva a Treviri Karl Marx (spesso italianizzato in Carlo Marx), filosofo, economista, politologo, storico, giornalista e politico tedesco.

Fu il “critico del capitalismo”: analizzò le disuguaglianze del sistema capitalistico, evidenziando lo sfruttamento della classe operaia (proletariato) da parte dei proprietari dei mezzi di produzione (borghesia). Ma lo fu anche del ‘Materialismo storico’, introducendo l’idea che la storia sia guidata dai rapporti economici e materiali (struttura), piuttosto che dalle idee o dallo spirito, influenzando profondamente la sociologia e la storia.

Molto lo ricordano come il fondatore del comunismo: Con il Manifesto del Partito Comunista e Il Capitale, ha teorizzato la necessità di una rivoluzione per abolire la proprietà privata e le classi sociali, puntando a una società equa.

Il suo pensiero ha plasmato gran parte dei movimenti politici e sociali del Novecento.

Montanelli ne scrisse spesso, firmando un ‘libello’ di successo intitolato Mio marito Carlo Marx edito da Longanesi a Milano nel 1954. Si tratta di un volumetto satirico in cui Montanelli immagina che Jenny, sua moglie, racconti la genesi del primo libro de Il Capitale.

“Secondo lui la Storia, non era mai stata che quella delle lotte di classe. Ma il giorno in cui la classe proletaria si fosse impadronita, strappandoli dalle mani rapaci dei capitalisti, dei mezzi di produzione, le classi sarebbero finite, e con esse la Storia degli uomini. (…)

Secondo lui il capitalismo sarebbe stato ucciso dalla stessa logica del suo sviluppo che inesorabilmente lo spingeva a concentrare sempre più ricchezza in sempre meno mani, sempre più portate ad escluderne le masse degli sfruttati che alla fine avrebbero sommerso gli sfruttatori (…) Ne avesse azzeccata una. Una volta Churchill citò un passaggio del ‘Capitale’. Sorpreso, il mio (e suo) amico John Gunter gli chiese se lo aveva letto. “Ma il ‘Capitale’ – rispose Churchill – è come le Sacre Scritture: si citano, non si leggono.”

 

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