

“Era innanzitutto e soprattutto, un nazionalista ‘jugoslavo’, che mirava alla ricostituzione della unità ‘jugoslava’, da una parte contro il nemico esterno (tedesco e italiano), dall’altra contro i particolarismi etnici interni.”
Indro Montanelli, Se si potesse riportare in vita un Tito, La Stanza di Montanelli, Corriere della Sera, 16/9/1999.
Il 4 maggio del 1980 ricorre la morte di Josip Broz Tito, politico, rivoluzionario, militare e partigiano jugoslavo.
Da ricordare il personaggio per il suo ruolo fondamentale per aver unificato la Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale, creando un modello di socialismo indipendente (“titismo”) che sfidò Stalin e bilanciò Est e Ovest durante la Guerra Fredda.
Guidò la resistenza antitedesca, promosse l’autogestione dei lavoratori e mantenne unita una federazione multietnica fino alla sua morte.
Montanelli ne parlò in molte occasioni e qui riproduciamo una delle sue Stanze, con particolare attenzione per un estratto che ricorda l’importanza nella storia
“Quanto al fatto che dopo averne ricostituita l’unità plurinazionale, Tito sia riuscito a renderla indipendente anche dalla Russia sovietica, il caso, per quanto unico nel blocco sovietico, ha una spiegazione molto semplice: la sua battaglia per la Liberazione, Tito l’aveva combattuta e vinta con le sole sue forze. In Jugoslavia, alla fine della guerra, non c’era un carro armato né un soldato russo. (…) Mi creda caro Sibilio. Non solo la Serbia, non solo la Jugoslavia, ma tutto l’Occidente farebbero un grande affare se potessero riportare in vita un Tito, pur con tutta la montagna di cadaveri su cui si era issato e sedeva. Purtroppo, l’inchiostro con cui si scrive la Storia, è il sangue.”
Indro Montanelli, Se si potesse riportare in vita un Tito, La Stanza di Montanelli, Corriere della Sera, 16/9/1999.
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