Indro Montanelli: Il Giornalista che Raccontò il Novecento
Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001) è stato uno dei più grandi giornalisti italiani del Novecento. Con il suo stile incisivo, indipendente e spesso polemico, ha attraversato decenni di storia italiana e internazionale, raccontandoli con una lucidità e un’onestà intellettuale che lo hanno reso un punto di riferimento per generazioni di lettori.
Dagli Studi al Giornalismo
Dopo essersi laureato in Giurisprudenza all’Università di Firenze e aver frequentato corsi di Scienze Politiche, Montanelli intraprese la carriera giornalistica nei primi anni ’30. Iniziò collaborando con testate come Il Messaggero e Il Corriere della Sera, per poi diventare corrispondente estero. Viaggiò in diverse parti del mondo, dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Africa alla Spagna, dove seguì la guerra civile dalla parte dei franchisti.
Gli Anni della Guerra e il Dopoguerra
Nel 1935 si arruolò volontario nella guerra d’Etiopia, esperienza che raccontò nel libro XX Battaglione Eritreo, pubblicato nel 1936. Tuttavia, la sua visione del colonialismo e della politica fascista si trasformò nel tempo, portandolo a una crescente critica del regime. Durante la Seconda guerra mondiale, fu arrestato dai nazisti nel 1944 per la sua opposizione alla Repubblica Sociale Italiana e rischiò la fucilazione. Riuscì a salvarsi e, dopo la Liberazione, riprese la carriera giornalistica con ancora maggiore autonomia e spirito critico.
Il Corriere della Sera e il Giornale
Montanelli divenne una delle firme più prestigiose del Corriere della Sera, per cui scrisse reportage, editoriali e articoli di costume. La sua capacità di analizzare la politica e la società con lucidità e ironia lo rese amatissimo dai lettori. Nel 1973, in aperto contrasto con la svolta impressa al giornale dalla nuova direzione di Piero Ottone, decise di lasciare il Corriere della Sera, dove era rimasto una prima volta dal 1938 al 1973, e fondò Il Giornale, un quotidiano indipendente e di chiara impronta conservatrice.
Negli anni ’70, in un clima di crescente tensione politica, Montanelli fu vittima di un attentato da parte delle Brigate Rosse, che lo gambizzarono nel 1977. Nonostante l’attacco, continuò a scrivere con la stessa determinazione di sempre.
Nel 1994, quando Silvio Berlusconi decise di entrare in politica, Montanelli si oppose apertamente al suo ex editore e lasciò Il Giornale. Fondò così la Voce, un nuovo quotidiano che però ebbe vita breve. Tornò una seconda volta al Corriere, voluto dall’editore Avvocato Gianni Agnelli e dall’allora direttore Paolo Mieli addirittura pronto a lasciargli il suo posto.
Stile e Eredità
Montanelli fu un narratore straordinario della storia italiana, sia attraverso il giornalismo che con i suoi testi divulgativi. La sua Storia d’Italia, una serie di volumi in cui raccontò la vicenda del Paese con stile brillante e accessibile, resta una delle opere più lette di storia contemporanea.
Il suo giornalismo era caratterizzato da una scrittura asciutta, diretta e priva di retorica. Montanelli difese sempre la libertà di pensiero e il diritto alla critica, senza schierarsi mai completamente con nessun partito o ideologia.
Morì a Milano il 22 luglio 2001, lasciando un’eredità di integrità intellettuale e amore per la verità che ancora oggi ispira giornalisti e lettori.