
Quando scelsi di fare il giornalista
16 maggio
“Quando scelsi di fare il giornalista, o meglio quando il giornalismo mi scelse (perché così credo che veramente siano andate le cose) come uno dei suoi, io presi i voti del testimone che implicano la rinunzia a qualsiasi parte di protagonista.
E infatti, da quando – nel ’37 – gettai alle ortiche quella fascista (che ci veniva imposta, per così dire, al momento della nascita) io non ho mai più avuto in tasca una tessera di partito, né mai ho più voluto aver a che fare con la politica militante..”

Il giornalismo strumento del potere politico? Una fregnaccia
10 maggio
Questa è una fregnaccia… E’ strumento del potere chi vuole diventare strumento del potere. Glielo posso garantire. Tra i giornalisti c’è molta più libertà di quel che la gente crede… Si può benissimo non mettersi al servizio del potere….”

A tavola con Indro
7 maggio>
“«… so misurare appieno l’imprudenza che commetto pubblicamente nel confessare le mie predilezioni culinarie in un Paese come il nostro, dove poche mangiate di pappardelle con gli amici rischiano di trasformarsi, nella fantasia di piagnoni dispeptici, in banchetti trimalcionici…..”

L’unico padrone (2)
3 maggio
“… Noi avremo un giornalismo sempre peggiore perché sempre più in cerca di audience, sempre più in cerca di pubblicità e quindi sempre più portato ad assecondare i peggiori gusti del pubblico, invece di correggerli. Intendiamoci, il pubblico è sempre il nostro padrone, non si può prenderlo di petto ma lo si deve educare. Senza mostrarlo però, perché non c’è niente di peggio degli atteggiamenti da mentori..”

il primo articolo
5 maggio
“… Anni dopo, mentre ancora frequentavo il ginnasio, fu proprio per “La Nazione” che scrissi il mio primo articolo. S’intitolava Fucecchio segreta, e lo misi giù per incoraggiamento del corrispondente locale, che si chiamava Ottorino Freschi ed era anche professore di violino. Con un suo biglietto di presentazione al direttore Aldo Borelli, che poi diventò mio direttore davvero, ma al “Corriere”, mi presentai in via Ricasoli a Firenze un venerdì, giorno di mercato….”

L’unico padrone
25 aprile
In un articolo pubblicato su “Il Fatto.”
di sabato 25 aprile Marco Travaglio cita una frase pronunciata da Montanelli l’11 gennaio del 1994, annunciando che avrebbe lasciato “Il Giornale”
per fondare “La Voce:”
“«E’ un po’ tardi, ma alla fine mi sono convinto che di padroni non bisogna averne. Perché, anche quando cominciano bene, finiscono male …. La libertà, che non consiste nell’avere un padrone giusto, ma nel non averne alcuno» ”

Più tecnologia significa più cultura?
30 aprile
Nel corso del 1994 andò in onda in TV (RAI3) un programma intitolato “Eppur si muove: cambiano gli Italiani,”
ideato e condotto da Indro Montanelli e Beniamino Placido. Le 10 puntate diventarono poi un libro in cui i due autori parlavano in tono semiserio di vizi e virtù degli Italiani. Ne estraiamo qui un passo dal capitolo intitolato “Colti o ignoranti”. Quando ancora l’informazione su Internet non era dilagante, come lo sarebbe diventata poco dopo, Indro pronuncia parole forse profetiche sul rapporto tra tecnologia e cultura, soffermandosi sul ruolo solto dalla televisione nel promuovere – o meno – la lettura.

Ipocrisia (seconda puntata)
25 aprile
Oggi pubblichiamo la seconda parte della lettera che abbiamo proposto il 22 aprile, tratta dalla corrispondenza tra Indro e il giornalista premio Pulitzer americano Edmund Stevens

Ipocrisia (prima puntata)
22 aprile
L’ipocrisia in Italia è dettata dal senso dell’«opportuno».
“È spicciola, pratica e utilitaria. Quando un italiano vuol cambiare partito, non fa un esame di coscienza; si limita a un calcolo di convenienza. Una cinquantina d’anni fa, a Capri, una ricca famiglia inglese si mise in testa di convertire gli abitanti al protestantesimo. E in un certo senso ci riuscì perché tutti i neofiti avevano diritto a mangiare gratis. Ma a un certo punto scoperse che ogni domenica andavano a confessarsi da un prete cattolico che aveva dato loro il permesso. Frattanto i missionari erano caduti completamente in miseria, perché i loro seguaci di fede ne avevano poca, ma di appetito molto. E allora furono gl’«ipocriti» che mantennero loro senza punto domandargli in cambio la conversione al cattolicesimo…”