
“Di suo, non diventò mai ricco. Da vero, grande politico, usava i soldi per acquistare l’unica cosa che veramente gl’interessava: il potere. Con identica disinvoltura trattò le donne. Ebbe tante mogli, tutte sposate quando gli faceva comodo il loro nome e la loro dote e ripudiate quando non gli servivano più.”
Indro Montanelli, Giulio Cesare fu <<anche>> una grande canaglia. La Stanza di Montanelli, Il Corriere della Sera, 6/1/2001
Il 12 (o il 13*) luglio del 100 AC nasceva a Roma Gaio Giulio Cesare (100a.C. – 44a.C.), politico, militare, scrittore e oratore romano, considerato una delle figure più importanti e influenti della storia nonché uno dei migliori generali di ogni tempo.
Fu uno dei più grandi protagonisti della storia di Roma, determinante nel passaggio dalla Repubblica all’Impero. Straordinario condottiero e abile politico, conquistò la Gallia, ampliò i confini romani e, dopo aver sconfitto Pompeo nella guerra civile, divenne dittatore a vita. Le sue profonde riforme suscitarono l’opposizione di parte del Senato, che lo assassinò alle Idi di marzo del 44 a.C. La sua eredità politica fu raccolta dal figlio adottivo Ottaviano, il futuro imperatore Augusto.
Montanelli ebbe modo di citarlo e descriverlo in vari testi, articoli e naturalmente nel volume della ‘Storia di Roma’, rientrante nella nota ‘Storia d’Italia’.
Qui riportiamo un breve estratto da una delle sue Stanze al Corriere.
*data sostenuta da altri studiosi sulla base di diverse interpretazioni delle fonti e del calendario romano dell’epoca
“Tornato a Roma dopo il confino, per finanziare la propria campagna politica, Cesare attinse a piene mani dai suoi amici e specialmente da Crasso, il re <<dei palazzinari>>, di allora, che Cesare, una volta al potere, ricompensò con gli appalti di Stato: il che dimostra che le <<le tangenti>> non sono un’invenzione della politica odierna.(…)
Svetonio racconta che la mattina passava ore ad accomodarsi i pochi capelli tirandoli non dalla fronte alla nuca, ma dalla nuca alla fronte con frangia di ricciolini, in contrasto col suo volto non bello, ma straordinariamente virile: occhi neri e vivi, bocca arcuata e amara, incorniciata fra due righe dritte, scavate, e con il labbro di sotto sporgente su quello di sopra. Così lo descrivono sia Plutarco che Svetonio, il quale conferma la voce della sua omosessualità, che nella Roma di allora non faceva del resto scandalo.<<Il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti>> lo definiva il suo amico Curione.”
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