Giovanni Gronchi

<<Questo tipo di toscano cauto e paziente, disposto a sacrificare la battuta caustica o la frase elegante al successo di una manovra, è raro, specie in Valdarno; ma se vi capita d’incontrarlo, puntateci pur sopra tutto il vostro patrimonio perchè è un cavallo che vince di sicuro.>>

I. MONTANELLI INCONTRI – GRONCHI, Il Corriere della Sera, 30 aprile 1955

Il 10 settembre del 1887 nasceva a Pontedera (Pisa) Giovanni Gronchi, politico, presidente della Repubblica Italiana dal 1955 al 1962.

Dopo essere stato sottosegretario nel governo Mussolini e ministro con Bonomi e De Gasperi, divenne il primo esponente cattolico e democristiano eletto Presidente della Repubblica.

Durante il suo mandato al Quirinale, ha affidato la guida del governo a quattro presidenti del Consiglio (Segni, Zoli, Fanfani e Tambroni), nominando inoltre il senatore a vita Giuseppe Paratore e nove giudici della Corte costituzionale.

Montanelli lo descrisse – così come fece con altri presidenti – in alcune occasioni, tanto da inserirlo anche tra i suoi noti ‘Incontri’ con importanti personaggi del Novecento. Ecco qui un estratto.

<<Vi darà il batticuore per tutta la corsa, durante la quale lo vedrete magari arrancare con l’andazzo fiacco e sbadato di chi ha rinunziato al primo posto e arriverà in fondo solo per impegno professionale e perchè ha in groppa un fantino che lo pungola con gli sproni. Ma poi alla distanza per usare il gergo degl’intenditori, cioè a pochi metri dal traguardo, magari agli ultimi centimetri, vien fuori, e di una lunghezza, o solo un’incollatura, arriva in testa. E il bello è che lo fa senza bava alla bocca nè schiuma di sudore sulla groppa.

(…) Senza bava nè schiuma infatti, fresco come se uscisse […] dalla vasca da bagno, dopo le abluzioni seguite a una robusta dormita di dieci ore. Gronchi mi riceve a quattr’occhi nel suo studio, dopo pochi minuti dalla sua proclamazione a Capo dello Stato. […] “E al Quirinale, Presidente, quando conta installarsi?”. “Come!? — fa in risposta alla mia domanda. — Mai!” “Eh no, che vuole? Ho due figlioli, uno di dodici, l’altra di dieci anni… Appena acquartierati lì dentro, vorrebbero subito montare sui cavalli dei corazzieri. Me l’hanno già detto… per loro, la vittoria del babbo sono i cavalli dei corazzieri…>>

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