Giovanni Giolitti

Fu il padre delle due riforme più <<progressiste>> del suo tempo: il suffragio universale e il diritto di sciopero.”

Indro Montanelli, “Destra: le ragioni del mio disincanto”, La Stanza di Montanelli – Corriere della Sera, 22/01/1996

Il 17 luglio del 1928 cessava di vivere Giovanni Giolitti (1842-1928), politico, cinque volte presidente del Consiglio dei ministri, il secondo più longevo nella storia italiana dopo Mussolini. Fu un importante esponente inizialmente della sinistra storica e in seguito dei liberali.

Fu il principale protagonista della politica italiana tra il 1901 e il 1914 (età giolittiana). Governò con una politica di equilibrio e trasformismo, promuovendo importanti riforme sociali e lo sviluppo economico del Paese. Figura molto discussa, fu criticato sia dalla destra sia dalla sinistra, lasciando un’eredità politica ancora oggi oggetto di dibattito.

Montanelli ebbe occasione di parlare in alcune occasioni, soprattutto nella Storia d’Italia, per cui vi è proprio un volume ‘l’Italia di Giolitti (1900-1920); qui riportiamo un estratto da una ‘Stanza’ uscita per il Corriere e in cui Montanelli risponde ad un cittadino che a seguito di una trasmissione chiedeva al giornalista le motivazioni della sua adesione ideologica ‘utopistica’ alla destra giolittiana.

La sua Destra rifiutò sempre lo stato d’assedio cui Crispi, che veniva dalla Sinistra, indulgeva. Ora mi dica, caro Pattini: quale figura dell’attuale Destra mi dà un simile affidamento? Io, nella Destra attuale, vedo soltanto o dei rimasugli, anche se pentiti, di un totalitarismo fallito, o dei dilettanti che, anche se non fanno politica solo per i loro interessi privati, mostrano di non saperli separare da quelli pubblici, come esige l’abbiccì della Destra. Ecco il motivo del mio disincanto, sul quale però lei ha un po’ equivocato.”

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