

“Ma il motivo più vero e più profondo del suo successo fu proprio quel <<trasformismo>> che noi oggi consideriamo una delle più gravi malattie del sistema politico italiano, di cui egli fu, chiamandolo in un celebre discorso alla Camera, col suo nome, il padrino di battesimo, e di cui fece la costante pratica della sua azione.”
I. MONTANELLI, Cauto elogio del trasformismo. La Stanza di Montanelli, Corriere della Sera, 14/10/1999.
Il 29 luglio del 1887 cessava di vivere Agostino Depretis (1813-1887), politico italiano.
Leader della Sinistra storica e otto volte Primo Ministro italiano tra il 1876 e il 1887, guidò il primo governo di sinistra in Italia, introducendo la scuola elementare obbligatoria e gratuita, ampliando il diritto di voto dal 2% al 7% e firmando la Triplice Alleanza con Germania e Austria.
Fu famoso per aver ideato il trasformismo, una strategia per unire deputati di fazioni diverse a sostegno del governo; questa pratica favorì l’industrializzazione, abolì la tassa sul macinato e avviò il colonialismo in Africa, ma indebolì il Parlamento e aumentò la spesa pubblica.
Montanelli lo citò in alcuni suoi pezzi e, soprattutto, lo descrisse in questa ‘Stanza’ sul Corriere della Sera:
“ <<Uomo indeciso e irresoluto>> lo definì Cavour, che pure gli affidò i primi incarichi. <<Il divo Budda>> lo chiamava Bertani; <<Caino>>, il <<clown>>, l’<<affondatore>> lo chiamavano i giornali. E Petruccelli della Gattina (…) lo descriveva <<affabile, piaggiatore, familiare con tutti, promette sempre, promette tutto e concludeva: <<[La sua vocazione] è crear dissensi, scompigliare partiti, gualcire caratteri. Egli è nato malfattore politico, come si nasce poeti o ladri. Mentre Silvio Spaventa lo paragonava a <<un cesso che resta pulito, sebbene ogni immondezza vi passi (…)
Una sola volta perse la pazienza rispondendo a un suo aggressore <<Lei dice delle bestialità>>, ma subito dopo gli chiese scusa. (…)
Un’altra ragione della sua durata era la sua inattaccabilità sul piano morale. Morì povero dopo aver da povero vissuto in tre o quattro stanze di un solaio che doveva conquistarsi salendo a piedi centoventi scalini.(…)
L’arte dell’accordo col nemico alle spalle l’aveva già praticata Cavour col suo <<connubio>> con Rattazzi alle spalle di D’Azeglio del cui governo era ministro. Depretis ne fece la regola del suo gioco perché aveva capito che il trasformismo è nel sangue di noi italiani, e basta vedere lo scenario politico attuale in cui non c’è protagonista e nemmeno comprimario che non sia un <<trasformato>>.”
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